Sei in: Articoli: Le Bioplastiche e i Biopolimeri biodegradabili:

Shoppers e buste per la spesa biodegradbili presto nei negozi

La finanziaria 2007 prevede l’avvio di “un programma sperimentale a livello nazionale per la progressiva riduzione della commercializzazione dei sacchi per l’asporto merci” che non risultino biodegradabili. L’obiettivo finale, chiaramente esplicitato nel comma successivo, è quello di arrivare a proibirne del tutto la vendita a partire dal gennaio 2010. Una soluzione accolta con entusiasmo dalle associazioni ambientaliste e che va nella direzione di altri grandi Paesi Europei: La Francia li ha da tempo vietati in Corsica e si appresta a farlo anche in continente, mentre per esempio in Irlanda la riduzione degli stopper in plastica avviene attraverso un costante aumento delle tassazioni.
Se dal punto di vista della sostenibilità si tratta di un passaggio sicuramente positivo, non mancano tuttavia le difficoltà oggettive e inevitabilmente le proteste da parte di chi fino ad oggi li ha prodotti.

Interpretando l’esigenza di approfondimento su questi temi e di dibattito tra i diversi soggetti coinvolti, PolieCo (Consorzio per il riciclaggio dei rifiuti di beni in polietilene) si è fatto promotore – insieme a Coldiretti, Symbola e Novamont - di un Convegno che lunedì prossimo (5 marzo) a Roma sarà una preziosa occasione sia per fare il punto relativamente alle varie problematiche sul tappeto, sia, nello stesso tempo, per mettere a confronto le offerte di mercato di questo segmento produttivo che immette annualmente al consumo 300mila tonnellate di prodotti in plastica (in parte di polietilene riciclato). Fin dalla sua costituzione nel 1998, infatti, PolieCo si pone come il naturale riferimento, per i produttori degli shoppers, sui temi del consumo e dell’utilizzo della plastica riciclata.

«Siamo particolarmente interessati e attenti a questo convegno – ha dichiarato il presidente di PolieCo Enrico Bobbio – perché noi riteniamo che la soluzione della bioplastica sia una strada percorribile per gli shoppers, ma la transizione non sarà automatica».
Per PolieCo infatti il legislatore deve prima risolvere tutta una serie di problemi, tra cui l’adeguamento della capacità produttiva, l’accertamento delle effettive caratteristiche di lavorabilità dei nuovi materiali, il nodo dei costi di conversione degli impianti di sacchettame e dell’acquisto del biopolimero rispetto alle resine derivanti dal petrolio, l’accertamento delle caratteristiche igienico-sanitarie dei sacchetti biodegradabili. Ma anche quelli, non secondari, relativi alla messa a punto degli impianti, della compatibilità ambientale e del riciclaggio.

Intanto la ricerca va avanti: uno dei partner della giornata di lunedì è Novamont, che ha brevettato i prodotti in Mater bi, ovvero la plastica derivata da materie prime rinnovabili come l’amido di mais. Nello scorso dicembre Novamont (che ha fatturato 4 milioni di euro nel 2006 con una crescita del 24%) ha avviato a Terni la prima bioraffineria che produce poliestere ricavato da olio di girasole.


Un altro materiale completamente biodegradabile e compostabile e il Bioplast di Biotec dervitato dall'amido di patata e da farina del frumento.Un ottimo materiale che offre ressitenza maggiore anche a spessori di filmatura molto bassi e ottima resistenza nei prodotti ad ininezione.


A proposito di materiali per iniezione un altro materiale che offre buone prestazioni è il Vegemat di Vegeplast , una giovane azienda francese che si sta facendo strada nel panorama delle bioplastiche.

Inoltre in Francia hanno messo a punto un materiale 100% biodegradabile, 100% compostabile, derivato da cereali in grani che si chiama Biolice ed è già prodotto a livello industriale. Secondo i produttori costituisce un’ulteriore evoluzione più sostenibile del Mater bi, in quanto il Biolice è prodotto direttamente da farine di cereali e non dall’amido. Questa caratteristica costituirebbe un vantaggio molto importante per l’ambiente poiché il processo di produzione dell’amido necessita di un forte consumo di acqua.


Fonte: GreenPort



Sacchetti di plastica riciclabili? Una puttanata . Il chimico Federico Valerio critica Realacci


I furbetti degli inceneritoroni

di
Federico Valerio

In una società realmente in equilibrio con le risorse del Pianeta i
sacchetti usa e getta per portare a casa la spesa sono un oggetto da
abolire o da far pagare a caro prezzo, quello equivalente al pesante
impatto ambientale che essi creano anche se sono biodegradabili.
Su La Repubblica di sabato 20 ottobre 2007 un bell'articolo di Enrico
Franceschini sul villaggio inglese, Modbury, che si è fatto un nome con la
scelta di bandire tutti i sacchetti di plastica sul suo territorio,
sostituiti da sportine di carta e cotone.
Invece, decisamente deprimente la lettura, nella stessa pagina, della
finestra dedicata alle scelte italiane su questo stesso argomento, a firma
di Antonio Cianciullo.
La rivoluzione italiana ai sacchetti di plastica sarà quella preannunciata
da Ermete Realacci, ministro all'ambiente in pectore del prossimo governo
Veltroni: i sacchetti di plastica saranno sostituiti da sacchetti di
biopolimeri, secondo il brevetto Novamont che con mezzo chilo di mais ed
un chilo di olio di girasole produce 100 sacchetti biodegradabili.
L'articolo sottolinea che entusiasti dell'idea anche gli agricoltori che
stimano che per produrre le 300.000 tonnellate di bioplastiche che
dovranno sostituire le equivalenti tonnellate di polietilene oggi usate
per produrre 15 miliardi di sacchetti basta coltivare a mais e girasole
200.000 ettari di terreno.
Questa soluzione viene spacciata per ecologica invece è una puttanata
(scusate l'espressione poco scientifica) in quanto di ambientale non ha
proprio un bel niente.
In una società realmente in equilibrio con le risorse del Pianeta i
sacchetti usa e getta per portare a casa la spesa sono un oggetto da
abolire o da far pagare a caro prezzo, quello equivalente al pesante
impatto ambientale che essi creano anche se sono biodegradabili.
L'onorevole Realacci ha un'idea di quanto combustibile fossile, quanta
acqua, quanti fertilizzanti, quanti pesticidi ci vuole per coltivare
200.000 ettari a mais e girasole, necessari per produrre 300.000
tonnellate di bio-plastiche usa e getta?
Qualcuno ha fatto i conti di quanta anidride carbonica viene rilasciata
durante queste fasi di lavorazione e in quelle necessarie per passare dal
mais al polimero finito?
L'unico serio utilizzo delle plastiche bio-degradabili è che queste devono
sostituire le attuali pellicole e vaschette di plastica utilizzate per
confezionari alimenti.

E' anche necessario che questi materiali biodegradabili, necessariamente
monouso, e comunque anch'essi riducibili con una intelligente
riprogettazione dei sistemi di distribuzione ed imballaggio, possano
essere facilmente individuati come materiali compostabili da raccogliere
in modo differenziato, insieme alla frazione umida, per avviare il tutto
al riutilizzo, rigorosamente ed esclusivamente sotto forma di compostaggio
o di fermentazione anaerobica.
Precisare che i trattamenti finali per le bioplastiche devono essere solo
tecniche di trattamento biologico non è casuale.
C'è una subdola conseguenza della scelta promossa dall'onorevole Realacci:
la sostituzione delle attuale 300.000 tonnellate di sacchetti in plastica
di sintesi, con 300.000 tonnellate di sacchetti di bioplastiche farà
diventare quest'ultimi biomasse.

A questo punto, in base ai nuovi accordi, la loro combustione si potrà
leggittimamente avvalere dei soliti famigerati certificati verdi, a cui si
aggiungeranno anche i contributi CONAI, in quanti i sacchetti sono degli
imballaggi e la loro combustione, per legge, è una forma di riciclo.
Segnalo infine un altro problema che i sacchetti biodegradabili hanno:
sono incompatibili con la raccolta differenziata delle plastiche
finalizzate al riciclo di quest'ultime.
Questo significa che scarti di polietilene mescolati a scarti di
biopolimero tipo mater-bi non possono essere più riciclati come materie
plastiche ed è impensabile separare i due materiali.
Unica soluzione mandare il tutto ai termovalorizzatore !!
Per cortesia qualcuno fermi questa follia!


Fonte: //lists.peacelink.it/news/2007/10/msg00065.html