I Bambini che non si piacciono – Parte Prima
a cura della dott.ssa Viviana d’Orio
Lo studio del concetto di autostima ha ormai una lunga storia di teorie e ipotesi circa la sua formazione; le prime di queste elaborazioni teoriche risalgono alla fine del 1800.
L’importanza dell’autostima è sempre stata evidente a tutti coloro che lavorano con i bambini. E’ difficile infatti rimanere a stretto contatto con i bambini senza preoccuparsi dei sentimenti che provano riguardo a se stessi.
In tempi recenti, pare che l’autostima sia diventata un argomento sempre più popolare: libri per genitori, insegnanti, educatori, psicologi e per gli stessi bambini riempiono gli scaffali delle librerie e tutti mettono in risalto la necessità di una “autostima positiva”.
Se è vero che la questione dell’autostima emerge spesso in primo piano quando si parla di bambini, è altrettanto vero che il linguaggio utilizzato può mancare di chiarezza poiché i termini “autostima” e “concetto di sé” vengono spesso usati in modo interscambiabile. Anche le dinamiche di causa ed effetto sono difficili da capire: è una bassa autostima che causa problemi nella vita dei bambini o sono questi stessi problemi che contribuiscono a far vacillare il senso del proprio valore personale?
L’autostima va quindi differenziata dal concetto di sé , che è l’insieme di quegli elementi a cui una persona fa riferimento per descrivere se stessa. Un bambino potrebbe vedere se stesso come un calciatore, come l’amico di Luca, come una persona interessata alla fantascienza, come uno scolaro delle scuole elementari: queste sono tutte componenti del suo concetto di sé; in questo caso diciamo che si tratta del Sé reale . Accanto ad una visione oggettiva delle caratteristiche che ciascuno di noi possiede, esiste anche un Sé ideale , cioè l’immagine della persona che, nel profondo, ci piacerebbe essere. E’ la discrepanza tra il Sé reale e il Sé ideale che crea problemi di autostima.
L’ autostima è una valutazione delle informazioni contenute nel concetto di sé e deriva dai sentimenti del bambino nei confronti di se stesso inteso in senso globale; tale sentimenti possono essere piacevoli o spiacevoli da provare. Se, ad esempio, un bambino dà un alto valore al successo scolastico ed è effettivamente uno studente molto bravo sarà soddisfatto di se stesso e la sua autostima ne beneficerà. Lo stesso bambino potrebbe porre la popolarità più in alto della bravura scolastica nella sua scala di valori ma se nella realtà ha pochissimi amici la sua autostima ne soffrirà.
La formazione di una buona autostima è considerata un fattore importante in diversi contesti e in varie fasi della vita. Alcune ricerche hanno dimostrato che una bassa autostima durante l’infanzia incide sui risultati raggiunti in età adulta in modo assai più drammatico di uno scarso rendimento scolastico.
I bambini tendono ad essere abbastanza simili gli uni agli altri in relazione alle caratteristiche personali cui danno valore. Ciò è dovuto, in parte, alle esperienze di vita che fanno (tutti devono andare a scuola; la maggior parte di loro vive in famiglia) e ai compiti che si trovano a dover affrontare crescendo (devono imparare a confrontarsi con gli altri, a scoprire i cambiamenti che avvengono nel proprio corpo, ad accettare e rispettare le regole, ecc…). Perciò, in generale, è possibile considerare l’autostima dei bambini come suddivisa in quattro ambiti specifici (sociale, scolastica, familiare, dell’immagine corporea) oltre all’autostima globale:
- ambito sociale (percezione del bambino rispetto a se stesso come amico degli altri: “ Gli altri mi trovano simpatico? Mi fanno partecipare alle loro attività? Ascoltano le mie idee ?”),
- ambito scolastico (percezione di se stesso come studente: “ Sono bravo rispetto ai miei compagni? E rispetto a quello che mi viene chiesto dagli insegnanti? E rispetto a quello che si aspettano i miei genitori? ”),
- ambito familiare (percezione di se stesso come componente della propria famiglia: “ Sono apprezzato in famiglia? Sono certo dell’amore dei miei genitori? E dei miei fratelli? ”),
- ambito corporeo (percezione del proprio aspetto fisico e delle proprie capacità: “ Sono soddisfatto del modo in cui il mio corpo appare? E delle sue prestazioni? ”).
La vita di un bambino che soffre di scarsa autostima perde tutta la sua magia, il suo fascino, la sua capacità di entusiasmarlo. Perciò, pensando di non valere nulla, questo bambino spesso preferisce rinunciare a ogni impresa, a ogni nuovo gioco. Al contrario, un bambino con una forte autostima sperimenta, inventa, azzarda e spesso ha la meglio sugli ostacoli che incontra.
I bambini con scarsa stima di sé difficilmente parlano di fronte agli altri; capita però che si trovano a frequentare chi è invece capace di farsi ascoltare e questo confronto li fa sentire sempre più poveri di valore nel rapporto con gli altri.
A scuola i bambini che si sentono privi di valore sono quelli che non vengono notati, quelli di cui spesso ci si dimentica.
Se un bambino nutre dubbi circa il proprio valore, qualsiasi incoraggiamento o apprezzamento gli sembrerà falso o addirittura ridicolo. Questo può esasperare chi invece sta manifestando un apprezzamento sincero che, di conseguenza, percepisce il proprio apprezzamento privo di valore.
Bambini con bassa autostima che si sentono “cattivi” o “insignificanti” finiscono per danneggiare gli oggetti più belli e preziosi che hanno nelle loro camerette o trovano spesso un modo per disfarsene velocemente perché pensano di non meritarli. Per la stessa ragione, se riescono bene in qualcosa non ne gioiscono: “ è solo una questione di fortuna ” è il commento più frequente di un bambino privo di autostima dopo aver preso un bel voto a scuola o dopo aver segnato goal durante una partita di calcio.
I bambini con scarsa considerazione del proprio valore si trovano a dover subire crudeltà, scortesie e abusi di potere molto più spesso di quelli che possiedo una forte autostima; inoltre, non riescono a chiedere soccorso se hanno bisogno dell’aiuto o del sostegno di un adulto perché in fondo credono di meritare di essere trattati in quel modo.
I bambini con bassa autostima sono vittime perenni di una critica interiore. La critica interiore è per lo più il risultato dell’interiorizzazione di messaggi verbali e non verbali che ricevono dal loro mondo esterno: genitori, insegnanti, coetanei più prepotenti, fratelli maggiori più in gamba. Finiscono per dimenticare che erano soltanto opinioni o espressioni estemporanee frutto di un sentimento di rabbia scaturito in un determinato momento; ma per loro diventano puri e semplici fatti: “ sono cattivo…non valgo niente…in me c’è qualcosa di profondamente sbagliato ”, questa è la forma che potrebbe assumere il dialogo interno di questi bambini.
E’ facile che un bambino che non riconosce il proprio valore scivoli nell’autolesionismo. Sono episodi che spesso vengono scambiati per alcuni dei tanti incidenti in cui i bambini normalmente incorrono: vanno a sbattere contro gli oggetti, si tagliano accidentalmente. Tali episodi possono assumere toni più drammatici durante l’adolescenza e provocano spesso molto disagio e preoccupazione alle persone che li circondano. In altre parole, i bambini con scarsa autostima possono trasferire le emozioni negative sul proprio corpo: disordini alimentari, auto-mutilazioni, piccoli incidenti. E’ più facile accettare un corpo brutto e insopportabile che sentire di essere inaccettabili.
Vi sono bambini che a causa della loro scarsa autostima si comportano male: non cercano più di attirare l’attenzione degli altri sotto forma di approvazione perché sono sicuri che non l’avranno mai. Per questo preferiscono provocare disapprovazione, più facile da suscitare. Aggrediscono in modo verbale o fisico, fanno stare male gli altri bambini, li fanno sentire inutili e incompetenti; in altre parole li fanno sentire come si sentono loro. Di solito non sono consapevoli del fatto che stanno scaricando sugli altri il proprio senso di impotenza e inadeguatezza. Non tutti i bambini che si comportano da bulli o in modo anti-sociale soffrono di scarsa autostima. Alcuni possono godere di una buona autostima poiché vengono amati e coccolati per la maggior parte del tempo dai loro genitori pur intrattenendo con loro una relazione significativa basata sul rapporto dominio-sottomissione in cui subiscono atti di violenza e crudeltà.
Altri bambini si difendono dalla sensazione di non valere nulla cercando di eccellere in qualcosa: essere i più bravi in matematica, a suonare il pianoforte, a giocare a calcio, a fare le piroette durante il saggio di danza diventa il loro unico interesse rinunciando ai giochi e al divertimento con gli amici; cercano di essere sempre i migliori. Per questi bambini commettere un errore è una tragedia. Il loro motto è “ glielo faccio vedere io quanto sono importante e speciale ”; possono diventare uomini e donne di successo ma dentro di loro rimane quella sensazione sgradevole di non valere nulla che priva di significato i risultati raggiunti.
Bibliografia
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